Influencer e contenuti brandizzati: che fine ha fatto la trasparenza?

Influencer e contenuti brandizzati: che fine ha fatto la trasparenza?

La decisione presa da Instagram di etichettare come “sponsorizzati” i contenuti brandizzati degli influencer riapre un’annosa questione: com’è giusto che un blogger, o un instagramer nel caso specifico, gestisca un contenuto brandizzato?

È meglio dichiarare apertamente i contenuti per cui un influencer è stato pagato, oppure meglio nasconderli per farli apparire più spontanei possibili e raccogliere più visualizzazioni, click e like?

paid partnership
Fonte: We Are Social

Diritti e doveri di un influencer

Muoviamoci lungo concetti oggettivi: ognuno di noi, nell’era di internet, può essere potenzialmente un editore. E l’influencer lo è a tutti gli effetti: è seguìto, vanta credibilità nei confronti della propria audience, e ha costruito il suo successo grazie a contenuti (testuali, audio e video) di valore.

Insomma, essere un editore/influencer significa godere dell’attenzione, la fiducia e la credibilità di una quantità significativa di persone. Ma “da grandi poteri derivano anche grandi responsabilità”, come quella descritta dall’articolo 10.1a dei doveri dei giornalisti:

(Il giornalista) assicura ai cittadini il diritto di ricevere un’informazione corretta, sempre distinta dal messaggio pubblicitario attraverso chiare indicazioni.

Ora ti chiedo due cose:

  • un influencer è anche un giornalista? Per me sì: come già scritto qualche riga fa, per evidenti ragioni, internet ci rende tutti degli editori con delle responsabilità;
  • questa regola, che poggia le sue basi su semplici regole di buon senso, viene disattesa con preoccupante regolarità o sbaglio?

Credo di sì e vi porto qualche esempio scorrazzandovi tra i blog di alcune foodblogger di casa nostra molto apprezzate (e, tra l’altro, recentemente protagoniste di uno spot televisivo di una nota multinazionale italiana).

Gli account Instagram sono quelli in cui il travestimento del contenuto sponsorizzato è più evidente: infatti i post che presentano un product placement sono molti, e tutti candidamente spacciati come spontanei.

E gli articoli blog? Qui, devo dire, gli accorgimenti da parte degli influencer sono maggiori.

Mi sembra interessante la soluzione adottata da alcune blogger con la formula “articolo in collaborazione con <Nome Azienda>…”. Personalmente credo che la trasparenza totale sia l’unica scelta possibile quindi suggerirei, alle blogger, di chiamarlo con il suo nome: contenuto sponsorizzato. E ben in vista, se no non vale! 🙂

Dichiarare la sponsorizzazione salva la credibilità dell’influencer

Influencer non si diventa per grazia divina.

Penso all’impegno per produrre con costanza contenuti di qualità, all’investimento materiale e immateriale in un’attività (almeno all’inizio) a profitto zero, e poi allo sforzo più grande: crederci nonostante tutte le avversità e gli alti e i bassi che qualsiasi attività di lungo periodo ti porta a dover affrontare.

Poi, finalmente, arrivano i primi commenti, le prime migliaia di visite mensili, l’interesse dei brand e, per concludere, le prime entrate finanziarie grazie ai contenuti sponsorizzati.

Insomma, per un influencer, monetizzare con la propria passione è semplicemente Il Sogno. Ma per evitare bruschi risvegli, egli non può dimenticarsi di chi, questo sogno, l’ha reso realizzabile: i suoi follower.

Trattarli come fossero degli idioti non è una tattica che l’influencer (e, aggiungo, qualsiasi comunicatore) può prendere in considerazione perché, nel medio-lungo termine:

  • fa perdere credibilità
  • fa perdere autorevolezza
  • farà perdere audience

Inoltre, comportandosi in questo modo, l’influencer fa un danno a tutta la categoria: infatti prima o poi gli utenti riconosceranno ed eviteranno sempre più con facilità i post con product placement furbetto. Il risultato? Si abitueranno anche a queste forme inserzionistiche con conseguente perdita d’efficacia del messaggio, epilogo che non vuole l’influencer e non vuole l’azienda che commissiona il contenuto sponsorizzato.

Il travestimento rende più efficace il messaggio?

Ora voglio sentire la tua. Secondo te come dovrebbero essere gestiti i contenuti pubblicitari dagli influencer?

Inoltre, spacciare un contenuto sponsorizzato come spontaneo, è davvero necessario per aumentare l’efficacia del messaggio? Di certo non è giusto nei confronti delle persone, tant’è che la camera dei deputati sta intervenendo per poter regolamentare le attività pubblicitarie degli influencer.

Ti aspetto tra i commenti!

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